GNGTS 2014 - Atti del 33° Convegno Nazionale
GNGTS 2014 S essione 2.2 147 La maggiore estensione delle zone nei centri abitati popolosi potrebbe essere spiegata con la maggiore diffusione di tali centri in aree di pianura, dove la minore complessità geologica consente di definire zone omogenee più estese. Interessante anche l’analisi della distribuzione delle tipologie di instabilità (Tab. 7): le instabilità di versante, come naturale, sono le più rappresentate, seguono le liquefazioni, mentre solo il 3% del territorio esaminato e classificato instabile lo è a causa della presenza di faglie attive e capaci Tab. 6 - Numero e dimensione delle zone omogenee per classi di popolazione. Popolazione Zone stabili Zone stabili SA Zone instabili residente Numero Dimensione Numero Dimensione Numero Dimensione zone media (kmq) zone media (kmq) zone media (kmq) Pop<=5000 176 0,12 1224 0,10 2048 0,01 5000<Pop <=10000 26 0,11 296 0,20 368 0,02 Pop>10000 36 0,36 605 0,74 1111 0,05 Totale 238 2125 3527 Tab. 7 - Percentuale del territorio interessato dalle diverse tipologie di instabilità. Instabilità % territorio interessato Instabilità di versante 63 Liquefazioni 31 Aree interessate da deformazioni dovute a faglie attive e capaci 3 Sovrapposizione di zone suscettibili di instabilità differenti 2 Cedimenti differenziali 1 Relativamente alle indagini realizzate e/o pregresse (Tab. 8), il maggior numero di indagini sono presenti, come è logico aspettarsi, nei centri più popolosi e, tra le indagini, quelle puntuali risultano di gran lunga le più diffuse (circa l’88% del totale). Di tutte le indagini, inoltre, la maggiore disponibilità caratterizza le zone stabili suscettibili di amplificazione (SA) che, però, sono mediamente le più estese. Le indagini nelle zone SA rappresentano l’82% del totale, mentre le stesse zone numericamente rappresentano il 36% del totale e l’83% della superficie su cui sono stati svolti studi di microzonazione. Queste percentuali evidenziano i maggiori approfondimenti realizzati nelle aree potenzialmente soggette a modificazioni dello scuotimento sismico per caratterizzare quantitativamente l’entità di tale amplificazione dei terreni. Viceversa, il numero di indagini realizzate nelle zone instabili, circa il 13% del totale, a fronte del numero elevato di zone di tale tipo (circa il 60% del totale) evidenzia la difficoltà di realizzare indagini in situazioni geologiche complesse e anche, tenuto conto del livello di approfondimento, la scelta di eseguire ulteriori indagini nei livelli successivi (2 e 3) di MS. Infine, se si va a calcolare il rapporto fra numero di indagini (puntuali e lineari) e superficie microzonata nel complesso (Tab. 9), si nota che mediamente vi è sempre un maggior numero di indagini per le zone instabili. Nel caso dei comuni con popolazione compresa fra 5000 e 10000 abitanti si raggiungono i rapporti maggiori, sfiorando 70 indagini per km 2 .
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