GNGTS 2014 - Atti del 33° Convegno Nazionale

Poiché per le finalità di questo studio la cartografia delle prove classificate in base alla profondità degli orizzonti liquefacibili non è risultata particolarmente significativa, per ogni prova è stato stimato lo spessore dei terreni sabbiosi per 4 intervalli di profondità: tra il tetto della falda e 5 m, tra 5 e 10 m, tra 10 e 15 m e tra 15 e 20 m. Ciò ha permesso di realizzare mappe degli spessori (isopache) degli orizzonti sabbiosi per intervalli di profondità. Per ogni prova CPT e CPTU, per le quali fossero disponibili in forma tabellare i valori di resistenza alla punta e resistenza laterale, è stato poi valutato l’indice potenziale di liquefazione ( I L ) (Iwasaki et al. , 1982) tramite le procedure semplificate, riconosciute dalle linee guida AGI (2005) e indicate sia dagli indirizzi regionali (DAL 112/2007) e nazionali (ICMS, 2008), sia dalle NTC (2008). Poiché il solo valore dell’indice I L non fornisce indicazioni sulla profondità e spessore degli intervalli liquefacibili, di ogni prova è stato attentamente considerata la distribuzione dei fattori di sicurezza alla liquefazione Fs lungo la verticale di prova che si ottiene con le stesse procedure semplificate. In particolare, per le stime di Fs e I L sono stati utilizzati i metodi proposti da Idriss e Boulanger (2008) e da Robertson (2009) in quanto sono calibrati specificamente sulle prove penetrometriche statiche con piezocono (CPTU) che, per questo tipo di terreni medio-fini, sono le indagini geotecniche di migliore definizione stratigrafica (un dato ogni 2 cm) di gran lunga più numerose. Inoltre, sull’utilizzo di tali precedure esiste già una consistente e consolidata letteratura tecnica che, a partire da Olsen (1984) fino a Robertson (2012) e Boulanger e Idriss (2014), passando per molti altri autori, ha verificato sul campo la validità della stima del fattore di sicurezza nei confronti della liquefazione. Anche nei luoghi dove si sono verificati gli eventi sismici del 2012, le indagini penetrometriche eseguite pre e post sisma hanno dato interpretazioni del rischio di liquefazione coerenti con i fenomeni osservati. Purtroppo le prove penetrometriche a punta elettrica (CPTE) o con piezocono (CPTU) non sono ancora molto frequenti e la maggior parte delle prove penetrometriche disponibili per quest’area sono a punta meccanica (CPT). Queste ultime, rispetto alle prove CPTE o CPTU, generalmente forniscono valori sovrastimati di Fs e quindi valori sottostimati di I L . Ciò nonostante, e sebbene le procedure semplificate facciano riferimento a prove CPTE o CPTU, per avere la maggiore quantità di verifiche, sono state utilizzate anche le prove CPT. Di ciò è stato tenuto conto nelle elaborazioni finali. Tutte le stime sono state effettuate considerando la profondità della falda a -2 m dal p.c., una Mw=6.14 (M Wmax della zona sismogenetica 912, Meletti e Valensise, 2004) e una PGA pari a 0,200g derivata da quella di riferimento (v. mappe interattive di pericolosità sismica in http://zonesismiche.mi.ingv.it/ e http://esse1-gis.mi.ingv.it/) amplificata di un fattore 1,49 (fattore di amplificazione per terreno con categoria di sottosuolo tipo C mediamente presente nell’area di studio; tale valore è in perfetto accordo con quello indicato nello studio di microzonazione sismica del Comune di Ferrara (Fioravante e Giretti, 2013) pari a 1,5. Il confronto della distribuzione ed entità dei valori di I L , dei profili dei Fs e della cartografia delle isopache degli intervalli sabbiosi ha permesso di definire soglie minime di spessore degli intervalli sabbiosi al di sotto delle quali il rischio di liquefazione è poco significativo ( I L < 2 e Fs>1 soprattutto negli strati a profondità > 10 m); sono così state realizzate mappe delle zone con intervalli sabbiosi sottofalda di spessore maggiore di 1 m nei primi 5 m e di spessore maggiore di 2 m negli intervalli 5-10 m e fino alla profondità di 13-15 m (Fig. 3). Questa cartografia costituisce una sorta di microzonazione sismica in quanto definisce le zone in cui il rischio di liquefazione è ritenuto significativo nonché la profondità e lo spessore degli intervalli liquefacibili. Tali informazioni sono fondamentali per la scelta degli interventi di riduzione del rischio sismico ritenuti più idonei in base alle caratteristiche litostratigrafiche locali. Su queste mappe è stata poi sovrapposta la distribuzione degli edifici; ciò ha permesso di verificare quanti e quali edifici ricadessero nelle zone a rischio e distinguerli in base alle condizioni litostratigrafiche locali. Sulla base di tale distinzione e della tipologia degli edifici è possibile definire le tipologie di intervento più idonee. Conclusioni. La distribuzione delle isopache dei terreni sabbiosi indica chiaramente una concentrazione di terreni sabbiosi in alcuni settori e l’assenza in altri, permettendo di 170 GNGTS 2014 S essione 2.2

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