GNGTS 2014 - Atti del 33° Convegno Nazionale

individuare il corso del Po che attraversava l’area di studio. Le elaborazioni per la stima di I L hanno confermato che l’utilizzo di dati da prove penetrometriche a punta meccanica (CPT) porta ad ottenere valori di Fs generalmente maggiori di quelli che si ottengono elaborando i dati delle prove a punta elettrica (CPTE) o con piezocono (CPTU), e, conseguentemente, valori più bassi di I L . Tuttavia, anche utilizzando i dati da prove CPT si ottengono valori di I L maggiori nelle aree con intervalli sabbiosi più frequenti e di maggiore spessore; quindi le prove CPT, sebbene tendano a sottostimare il rischio di liquefazione, in mancanza di prove CPTE o CPTU possono essere utilizzate per una stima relativa della pericolosità di liquefazione tra zone con diverse caratteristiche litostratigrafiche. Pertanto, in questo studio, per disporre di un numero maggiore di verifiche, ai fini della zonazione dell’area in base alla pericolosità di liquefazione, sono state utilizzate anche le stime di I L da prove a punta meccanica. In ogni caso, i valori di I L ottenuti sono in genere piuttosto bassi ( I L <5) ad eccezione di quelli relativi a prove ricadenti nel settore nord-occidentale dell’area. Tuttavia, per la definizione delle tipologie di intervento più idonee anche in un’ottica di ottimizzazione delle risorse, il parametro I L non è risultato particolarmente rappresentativo in quanto non fornisce informazioni sulla profondità degli orizzonti liquefacibili. L’informazione più utile in questo caso è risultata la distribuzione in profondità, cioè lungo la verticale di prova, dei valori del fattore di sicurezza alla liquefazione Fs. La distribuzione in profondità dei valori di Fs mostra che il maggiore contributo al rischio di liquefazione (Fs<1) è dato dagli intervalli sabbiosi presenti nei primi 10 m mentre le sabbie a profondità maggiori di 13-15 m, essendo generalmente ben addensate, forniscono quasi sempre valori di Fs>1. Perciò, si è deciso di considerare la distribuzione litostratigrafica nei primi 13-15 m da p.c.. Sono state così individuate 4 zone con diverse caratteristiche litostratigrafiche e definite 3 zone a rischio (Fig. 3): • zone in cui sono assenti orizzonti sabbiosi di spessore rilevante nei primi 13-15 m; rischio di liquefazione basso o nullo; • zone in cui, sottofalda, sono presenti lenti e orizzonti sabbiosi spessi almeno 1 m fino alla profondità di 5 m; • zone in cui sono presenti lenti e orizzonti sabbiosi spessi almeno 2 m nell’intervallo di profondità compreso tra 5 e 10 m; • zone in cui, sottofalda, sono presenti orizzonti sabbiosi di spessore di almeno 2 m fino alla profondità di 13-15 m. Il confronto tra zonazione della pericolosità da liquefazione, distribuzione delle costruzioni nelle varie zone e tipologia di edifici ha permesso di calcolare la superficie delle aree potenzialmente oggetto di interventi tenendo conto delle condizioni geologiche e quindi delle diverse tecniche di riduzione del rischio. Questo ha consentito di definire gli interventi più idonei e stimare l’entità dei costi e delle risorse necessarie (v. intervento di Confindustria ER, Unindustria FE e RER nella sessione 2.3). Bibliografia Boccaletti M., Bonini M., Corti G., Gasperini P., Martelli L., Piccardi L.,Severi P., Vannucci G.; 2004: Carta sismotettonica della Regione Emilia-Romagna, scala 1:250.000. Con note illustrative. Regione Emilia-Romagna– SGSS, CNR-IGG. Selca, Firenze. Bondesan M., Ferri R., Stefani M.; 1995: Rapporti fra lo sviluppo urbano di ferrara e l’evoluzione idrografica, sedimentaria e geomorfologica del territorio . In “Ferrara nel Medioevo. Topografia storica e archeologia urbana”, a cura di Anna Maria Visser Travagli. ������� �������� Grafis, Bologna. Boulanger, R.W., I.M. Idriss; 2014: CPT and SPT Based Liquefaction Triggering Procedures . Center For Geotechnical Modeling, Department Of Civil & Environmental Engineering College Of Engineering, University Of California At Davis. Rep. n. UCD/CGM-14/01, April 2014. Cocco M., Ardizzoni F., Azzara R. M., Dall’Olio L., Delladio A., Di Bona M., Malagnini L., Margheriti L. and Nardi A; 2001: Broadband waveforms and site effects at a borehole seismometer in the Po alluvial basin (Italy: . ������ Annali di Geofisica, 44, 137–154. GNGTS 2014 S essione 2.2 171

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