GNGTS 2014 - Atti del 33° Convegno Nazionale

190 GNGTS 2014 S essione 2.2 Dall’analisi emerge che le grotte sono clusterizzate in tre aree principali nelle quali sono state censite un totale di 94 cavità con superficie minima di 3 m 2 e massima di 46 m 2 (Tab. 2). Le aree urbane a minore densità sono quelle ubicate nelle aree indicate come Zona Celso e Zona San Leone, L’area con il maggior numero di ipogei (Zona Piazza di Mezzo) comprende, invece complessivamente 63 unità. Parte delle cavità, dopo il terremoto del 1980, sono state riempite con conglomerato cementizio ciclopico. Franosità storica. È stata avviata una ricerca tecnico-storica relativa ad eventi franosi ed altri effetti al suolo, sia di origine co-sismica sia innescati da cause diverse. La consultazione di fonti edite e inedite ha consentito di identificare, per l’intero territorio comunale, 21 fenomeni nell’arco cronologico 1561-2009. Di questi, circa il 50% (10) ricadono in ambito urbano, con tipologia prevalente riconducibile a frane di crollo, verificatesi principalmente nell’area orientale del centro storico (Tab. 3 e Fig. 1). Tito - Cenni storici. L’abitato di Tito (lat. = 40.582°N; long. = 15.675°E) sorge a circa 14 km a SO del capoluogo regionale ed è ubicato su un colle ad una quota di 650 m s.l.m., lambito sul lato occidentale dalla Fiumara omonima e dai suoi affluenti che condizionano l’assetto morfologico dell’area. L’attuale Tito sorge in una posizione differente dal luogo sul quale sorgeva Tito vecchio, probabilmente ubicato a circa 3 km a NE dall’attuale centro. Le vicende storiche del paese sembrano intrecciarsi con quelle della vicina Satrianum la cui popolazione probabilmente abbandonò il sito nella prima metà del XV secolo, in contiguità temporale con l’epidemia di peste che colpì la regione nei primi decenni del secolo, la distruzione del 1430 dell’insediamento da parte della regina di Napoli Giovanna II ed, infine, il sisma del 1456 (D’Ulizia e Sogliani, 2008). L’abbandono di Satrianum è ritenuto aver contribuito all’incremento ed all’espansione dell’attuale Tito (Laurenzana, 1989). Sismicità storica e pattern di danneggiamento urbani. Il DBMI11 segnala 12 terremoti con Is>V MCS. Gli eventi più significativi furono quelli del 1561, 1694, 1826 e 1857, con intensità locale oscillante tra VIII-IX e X-XI MCS (Tab. 1). Riguardo la sequenza sismica del 1561, Tito fu colpita sia dall’evento del 31 luglio sia da quello del 19 Agosto. La retrodatazione al 31 Luglio del terremoto in Tito è stata effettuata da Castelli et al. , (2008) in base ad un’epigrafe citante i danni causati dalla scossa di fine luglio ad una chiesa. Tale epigrafe si riferisce, in particolare, alla Chiesa della Congrega del Carmine crollata in seguito al terremoto del 23 novembre 1980 ed una volta ubicata in prossimità della Chiesa Madre, nell’area centro-occidentale del centro storico. In conseguenza del terremoto dell’8 settembre 1694 si ebbero tra 70 e 100 morti, oltre ad una generale compromissione più o meno grave del patrimonio edilizio privato. Nuovamente la Chiesa Madre con il campanile ed alcune cappelle subirono danni gravi oppure crollarono. Un’altra chiesa (San Vito), localizzata in posizione extramurale non subì, invece, danni di rilievo considerato che in essa furono celebrati i riti religiosi (Vera, e distinta Relatione del Tab. 2 - Ubicazione e dimensioni delle cavità di Muro Lucano (censimento preliminare). Zona Piazza Zona Celso Zona Cavità Totale di Mezzo (ZM) (ZC) San Leone(ZL) isolate Unità totali (n°) 63 14 7 10 94 Perimetro min (m) 8 7 11 - - Perimetro max (m) 34 27 23 - - Area min (m2) 4 3 5 - - Area max (m2) 46 35 24 - - % cavità sul totale 67% 15% 7% 11% 100%

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