GNGTS 2014 - Atti del 33° Convegno Nazionale

196 GNGTS 2014 S essione 2.2 Sogliani F., D’Ulizia A.; 2008: Dai documenti di archivio al dato archeologico: Satrianum e la sua forma urbana , in Progetti di archeologia in Basilicata. Banzi e Tito , Suppl. II, “SIRIS. Studi e ricerche della Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera”, pp. 171-180. Vera, e distinta Relatione del Terremoto accaduto in Napoli, e parte del suo Regno il giorno 8 di Settembre 1694 ; 1694. Napoli. Vera, e distinta Relatione dello spaventoso, e funesto Terremoto accaduto in Napoli, e parte del suo Regno, il giorno 8 Settembre 1694 ; 1694. Napoli. Considerazioni sulla scelta della magnitudo nelle analisi di liquefazione con metodi semplificati G. Lanzo 1 , A. Pagliaroli 2 , G. Scasserra 2 1 DISG - Sapienza Università di Roma 2 CNR - IGAG, Roma Introduzione. Come è noto, il fenomeno della liquefazione è governato dalla generazione e dall’accumulo di eccessi di pressione interstiziale, in occasione di un terremoto, in sabbie sature sciolte. I dati sperimentali mettono in evidenza che l’incremento della pressione interstiziale avviene in risposta alle sollecitazioni cicliche tangenziali a cui un elemento di volume di terreno è sottoposto in condizioni non drenate durante lo scuotimento sismico. Per tale elemento di volume, il valore finale della pressione interstiziale è funzione delle caratteristiche del moto sismico, cioè ampiezza, contenuto in frequenza e numero di cicli, ovvero durata. All’inizio degli anni ’70, quando sono state sviluppate le prime procedure semplificate per la verifica a liquefazione di un sito (Seed e Idriss, 1971), la durata del moto sismico è stata correlata alla magnitudo. Tale approccio all’epoca rappresentava la scelta più razionale in quanto i casi di studio in cui era avvenuta liquefazione non erano generalmente corredati di informazioni sulla durata del moto sismico; inoltre il moto sismico era comunemente caratterizzato da un singolo scenario, ovvero da un’unica coppia magnitudo-distanza. Con questo approccio, quindi, la magnitudo rappresentava in maniera univoca un proxy della durata del moto sismico. Attualmente, a seguito della disposizioni normative in materia antisismica (Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, 2008) che hanno assimilato i più recenti studi per la redazione della mappa di pericolosità del territorio nazionale secondo un approccio probabilistico (http://www. mi.ingv.it/pericolosita-sismica ), l’uso della magnitudo come proxy della durata è certamente più problematico. Infatti, un’analisi probabilistica tiene conto di tutti i possibili contributi che derivano dalle diverse sorgenti sismogenetiche che possono influenzare il moto del suolo ad un dato sito. Il valore dell’accelerazione di picco a max (accelerazione massima in superficie), relativo ad un certo tempo di ritorno T R , non è quindi associato a nessuna specifica magnitudo, ma riflette i contributi di tutte le possibili magnitudo legate alle diverse sorgenti sismogenetiche considerate nell’analisi di pericolosità. In altre parole, con un approccio probabilistico si perde il link diretto esistente tra magnitudo e a max . Tuttavia, per un’analisi a liquefazione convenzionale con i metodi semplificati, il progettista deve selezionare una singolo valore di magnitudo. L’approccio prevalente nella pratica ingegneristica è quello di scegliere la magnitudo che si ritiene rappresentativa dello scenario sismico considerato. Allo stato attuale, comunque, non esistono criteri condivisi per la scelta di tale valore e generalmente si opta per quello più cautelativo. Nel seguito, dopo aver brevemente richiamato i principali aspetti della verifica a liquefazione con metodi semplificati, si descrivono alcuni metodi utilizzati in letteratura, per quanto estremamente limitata sull’argomento (p. es. Finn e Wightman, 2007, Lanzo et al ., 2014), per

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