GNGTS 2014 - Atti del 33° Convegno Nazionale
Nel secondo grafico di Fig. 2 la curva ottenuta con d =3 è confrontata con quella prodotta da altri metodi: il modello di campo completo con doppia integrazione presentato in Lunedei e Albarello (2010), il modello basato sulle onde superficiali presentato in Lunedei e Albarello (2009), il modello DFAed il modello basato su onde di volume incidenti verticalmente proposto da Herak (2008). Si sottolinea che i primi due modelli assumono implicitamente la totale assenza di correlazione fra le sorgenti, mentre il terzo ed il quarto non contengono alcuna ipotesi sulle sorgenti del campo. Emerge chiaramente come, almeno in un intorno del picco comune a tutti i risultati, f 0 , localizzato tra 0,6 e 0,7 Hz, tutti i metodi siano in buon accordo; solo nel modello basato sulle onde superficiali la frequenza f 0 è più bassa di circa il 25%. Si nota poi come i primi due picchi secondarî emergenti al crescere del parametro d (grafico superiore di Fig. 2) corrispondano a due picchi secondarî prodotti dal modello basato sulle onde di volume incidenti verticalmente, ciò a conferma del significato fisico reale attribuibile ad essi. Tab. 1 - Stratigrafia usata nell’esempio numerico. spessore (m) V P (m/s) V S (m/s) densità (kg/m 3 ) 5,5 1333 240 1900 3,6 1333 133 1900 4,6 1333 175 1900 6,3 1333 222 1900 20,0 1333 155 1900 4,6 1333 175 1900 6,4 1333 250 1900 9,0 1595 570 1900 23,6 1595 333 1900 16,4 1595 575 1900 1400,0 1800 700 1900 800,0 2800 1500 2200 ∞ 5600 3000 2500 Questi confronti confermano che l’andamento complessivo della curva H/V è “robusto”, nel senso che non differisce in modo significativo, almeno intorno al picco di maggiore interesse, sebbene le ipotesi fisiche su cui sono basati i modelli usati per generare tale curva siano notevolmente diverse. La differenza principale fra le curve H/V emerge quando sono prese in considerazione le sole onde superficiali, cosicché sembra che i cambiamenti sostanziali appaiano solo in corrispondenza a variazioni del contenuto fisico del modello. Un ragionamento analogo può essere valido per i cambiamenti (picchi secondarî) che emergono in caso di modifiche della covarianza spaziale delle sorgenti, essendo quest’ultima una proprietà fisica del campo. Come detto nel precedente paragrafo, questa covarianza può essere fisicamente interpretata come effetto della correlazione spaziale tra sorgenti puntiformi o dell’estensione spaziale delle sorgenti ovvero di entrambe. Così, se le sole sorgenti vicine fra loro sono correlate, ovvero se le sorgenti hanno limitata estensione spaziale, la forma della curva H/V non è molto sensibile alla dimensione esatta di questo “raggio” d’interazione. Al contrario, se anche le sorgenti fra loro lontane conservano una forte correlazione, o le sorgenti sono molto estese, la curva H/V mostra peculiarità notevoli, in forma di picchi secondarî, la cui ampiezza aumenta rapidamente al crescere del “raggio” effettivo d’interazione. GNGTS 2014 S essione 2.2 215
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