GNGTS 2014 - Atti del 33° Convegno Nazionale

• le caratteristiche morfologiche, geologiche e strutturali; • le proprietà fisiche dei terreni e i parametri che ne descrivono il comportamento meccanico, sia in condizioni statiche sia in condizioni cicliche e dinamiche; • il regime delle pressioni interstiziali; • l’entità e la posizione di eventuali carichi esterni. Sono numerose anche le normative regionali che forniscono indicazioni su zone instabili soggette a eventi sismici. Molte norme prevedono la realizzazione di prove dinamiche in sito e in laboratorio, volte alla caratterizzazione dei terreni in campo dinamico. Durante la valutazione della stabilità dei pendii, vengono distinte le seguenti situazioni: • il caso in cui nell’ammasso siano presenti materiali liquefacibili; • il caso in cui lo scorrimento avvenga lungo una superficie definita. In generale, le procedure per la valutazione della pericolosità da frana nelle normative regionali prevedono due passi: 1) una procedura preliminare per la valutazione qualitativa della zonazione e della pericolosità. Partendo da un’analisi accurata di inventari dei dissesti, si individuano e si definiscono le aree di pericolosità di frane e la loro possibile zona di espansione mediante diverse metodologie. 2) una procedura di dettaglio per la valutazione quantitativa della pericolosità. Partendo dai risultati del primo passo, con metodi semplificati o avanzati si valutano l’entità di eventuali spostamenti e, a volte, anche le probabilità di accadimento. Metodologia proposta. La metodologia qui proposta (Fig. 1) parte dai seguenti assunti di base: • le indagini e le analisi saranno sviluppate in livelli di approfondimento successivi (MS1, MS3) • le analisi dovranno essere quelle previste dalle Norme e Linee Guida tecniche vigenti in Italia • i risultati dovranno definire i perimetri delle microzone e i parametri di pericolosità • le zone saranno di tre tipologie (ZA FR , ZS FR e ZR FR ) • la pericolosità sarà definita quantitativamente in termini di spostamento (D) • gli spostamenti previsti saranno confrontati con soglie di spostamenti predefinite (D amm ). La scelta di definire gli spostamenti permanenti (D) per determinare la pericolosità di un pendio instabile è dettata da due principali vantaggi: • • è di facile utilizzo rispetto a metodi avanzati di grande complessità analitica (analisi sforzi-deformazioni); • • permette, rispetto alle analisi pseudostatiche, di definire una misura quantitativa di quello che accade dopo che l’accelerazione critica è superata. La classificazione degli spostamenti (D amm ) può dipendere da molti fattori (p. es. presenza e natura di strutture/infrastrutture esistenti, livello di protezione desiderato, gravità dei danni connessi ad un eventuale movimento franoso). In mancanza di un riferimento specifico per il caso in esame, si possono seguire alcune indicazioni di letteratura. A titolo di esempio si riportano gli spostamenti ammissibili definiti nelle Linee Guida per l’analisi e la mitigazione del rischio di frana in California (ASCE, 2002): • D amm = 5 cm per superfici di scorrimento che coinvolgono manufatti rigidi • D amm = 15 cm per cinematismi di collasso che si sviluppano in terreni con curve sforzi- deformazioni di tipo incrudente e non interagiscono con manufatti esistenti. • nel caso di terreni con curve sforzi-deformazioni di tipo rammollente D amm = 15 cm è ragionevole, se k c è calcolato utilizzando le caratteristiche di resistenza di post-picco o residua, mentre è opportuno assumere D amm = 5 cm, se k c è calcolato con i parametri di picco della resistenza al taglio. In questo senso il parametro spostamento rappresenta un indice della risposta cosismica del pendio. GNGTS 2014 S essione 2.2 269

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