GNGTS 2014 - Atti del 33° Convegno Nazionale
dinamiche semplificate (metodi degli spostamenti), allo scopo di determinare l’entità dello spostamento del pendio (D). Le analisi semplificate degli spostamenti, a partire dalla definizione dell’azione sismica e del modello di sottosuolo alla scala d’interesse, possono essere classificate in due gruppi: 1. ���������� �������� �������� ������������ ������������� �� �������� ��� ��������� previsione espressa mediante correlazioni semiempiriche in funzione dei parametri sintetici del moto e del modello geometrico e geotecnico di sottosuolo; 2. ���������� �������� ��� �� ������ ���������� ��� ������� ������� �������� �� �������� previsione espressa con il metodo cosiddetto del “blocco rigido” (analisi di Newmark, 1965) che si articola in tre fasi: - �������� ��� ��������� �������������� ����� ���������� �� ����������� ���������� ������ � ricerca, con l’analisi pseudostatica, della superficie di scorrimento potenziale (Fs=1) e determinazione di k c =a c /g; - ������ ��� ��������� �� ������������ scelta dei terremoti di riferimento; - ������������������������������� ����������������������� �������������������������� stimadellospostamentodellamassa instabilemediantedoppia integrazionedell’equazione differenziale del moto relativo rappresentata nel dominio del tempo. Per entrambi i gruppi di analisi si definisce infine uno spostamento di soglia (D amm ). Le zone per le quali risulterà D>D amm , saranno identificate come Zone di Rispetto, ZR FR . Tenuto conto che i metodi degli spostamenti fanno riferimento a cinematismi di collasso idealizzati e semplificati, gli spostamenti calcolati devono considerarsi come una stima dell’ordine di grandezza degli spostamenti reali, Bisogna comunque tener ben presente che le analisi semplificate presentano alcune criticità importanti. Le difficoltà dei metodi degli spostamenti sono legate alla caratterizzazione dell’evento sismico mediante una time history (analisi del gruppo 2). Nella pratica si preferisce un approccio semplificato (analisi del gruppo 1) e invece dell’utilizzo di time history vengono estrapolati parametri sintetici da studi parametrici empirico-probabilistici (l’accelerazione critica rappresentativa delle proprietà del pendio a c , l’accelerazione massima a max , la velocità massima v max , l’intensità di Arias I A , il periodo fondamentale medio dell’evento sismico T m e il periodo della massa in frana T s sono i parametri più comuni per la descrizione delle proprietà dello scuotimento). L’ipotesi di blocco rigido risulta il più gravoso limite del metodo originario di Newmark (1965). La deformabilità dei terreni può, infatti, produrre modifiche importanti nei caratteri del moto sismico, variandone le ampiezze ed il contenuto in frequenza. Inoltre, a causa della deformabilità, il moto sismico dellamassa in frana in un fissato istante può essere caratterizzato da una distribuzione spaziale delle accelerazioni, e quindi delle forze d’inerzia, significativamente eterogenea. La variabilità spaziale dell’azione sismica dovuta alla deformabilità del terreno può essere portata in conto attraverso due possibili approcci: • approccio disaccoppiato. I metodi degli spostamenti sviluppati come approccio disaccoppiato si articolano in due fasi successive. Il contributo della deformabilità dei terreni è tenuto in conto nella prima fase attraverso la definizione di un accelerogramma equivalente che viene applicato nella seconda fase come input del modello di blocco rigido, eventualmente modificato per tenere conto della degradazione ciclica e/o dello sviluppo di sovrappressioni neutre. • approccio accoppiato. Il superamento dei limiti dei metodi di analisi disaccoppiata è dato dai cosiddetti metodi di analisi accoppiata, in cui gli effetti dovuti alla deformabilità dei terreni e gli spostamenti sono valutati contemporaneamente durante la fase di scorrimento. Il problema è stato modellato utilizzando sia schemi dinamici a masse e rigidezze distribuite, sia schemi a masse concentrate. Il terreno è caratterizzato da un legame costitutivo visco-elastico lineare (Chopra and Zhang, 1991; Kramer and Smith, 1997) oppure con un modello viscoelastico, isteretico non lineare (Rathje and Bray, 2000). In ogni caso questi metodi includono la necessità di una modellazione del pendio molto dettagliata. 272 GNGTS 2014 S essione 2.2
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