GNGTS 2016 - Atti del 35° Convegno Nazionale
298 GNGTS 2016 S essione 2.1 Relative frequencies of seismic main shocks after strong shocks in Italy B. Lolli 1 , P. Gasperini 1,2 , G. Vannucci 1 1 Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Sezione di Bologna, Bologna, Italy 2 Dipartimento di Fisica e Astronomia, Universita` di Bologna, Bologna, Italy We analysed a catalogue of Italian earthquakes, covering 55 yr of data from 1960 to 2014 with magnitudes homogeneously converted to M w , to compute the time-dependent relative frequencies with which strong seismic shocks (4.0 ≤ M w < 5.0), widely felt by the population, have been followed by main shocks ( M w ≥ 5.0) that threatened the health and the properties of the persons living in the epicentral area. Assuming the stationarity of the seismic release properties, such frequencies are estimates of the probabilities of potentially destructive shocks after the occurrence of future strong shocks. We compared them with the time-independent relative frequencies of random occurrence in terms of the frequency gain that is the ratio between the time-dependent and time-independent relative frequencies. The time-dependent relative frequencies vary from less than 1 per cent to about 20 per cent, depending on the magnitudes of the shocks and the time windows considered (ranging from minutes to years). They remain almost constant for a few hours after the strong shock and then decrease with time logarithmically. Strong earthquakes (with M w ≥ 6.0) mainly occurred within two or three months of the strong shock. The frequency gains vary from about 10 000 for very short time intervals to less than 10 for a time interval of 2 yr. Only about 1/3 of main shocks were preceded by at least a strong shock in the previous day and about 1/2 in the previous month. Prevenzione sismica in Italia, come renderla praticabile con risorse limitate E. Mantovani 1 , M. Viti 1 , D. Babbucci 1 , C.Tamburelli 1 , N. Cenni 2 1 Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente, Università di Siena 2 Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università di Bologna Dopo la scossa di Amatrice del 24 agosto 2016, i media hanno riportato i commenti di molti personaggi, dalla politica alla scienza, che hanno sistematicamente sottolineato la necessità di passare da periodici interventi di ricostruzione post-sisma ad interventi di prevenzione. L’idea è ovviamente corretta e ragionevole, ma uno potrebbe chiedersi perché una politica così logica e auspicabile non riesca mai a decollare in pratica. Il motivo non può essere semplicemente imputabile alla non lungimiranza della politica di difesa dai terremoti. L’ostacolo principale all’ attuazione di tale strategia è dovuto al fatto che le risorse necessarie a mettere in sicurezza il patrimonio edilizio in tutto il paese, anche limitando inizialmente l’operazione ai soli edifici strategici come scuole, ospedali ecc, sono enormemente superiori a quelle che potrebbero essere dedicate a questo problema nel breve termine. Se le poche risorse disponibili al momento fossero distribuite in modo omogeneo su tutte le zone ad elevato rischio sismico, l’incremento del livello di sicurezza in ogni singola zona sarebbe poco apprezzabile. Quindi, il problema principale è quello di capire come si può sviluppare nel tempo un graduale e lungo piano di interventi di prevenzione. Una strada per affrontare questa difficoltà potrebbe essere individuata sfruttando la concreta possibilità che nei prossimi decenni solo poche zone italiane saranno colpite da scosse forti e che perciò, in tale periodo, l’urgenza di rinforzare edifici ed infrastrutture riguarderà solo
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