GNGTS 2016 - Atti del 35° Convegno Nazionale
GNGTS 2016 S essione 2.1 299 una parte molto limitata del territorio nazionale. Quindi, se le conoscenze scientifiche attuali consentissero di individuare, con ragionevole attendibilità, le zone dove la probabilità dei prossimi terremoti forti è più elevata in un periodo di ragionevole programmazione (e.g, 10 anni), questa informazione potrebbe essere utilizzata per decidere la più efficace cronologia degli interventi di prevenzione nelle varie zone sismiche italiane. Vari tentativi sono stati fatti per ottenere le informazioni sopra citate, ma i risultati finora ottenuti mostrano una scarsa aderenza con lo sviluppo reale della sismicità. Però, va considerato che i tentativi finora effettuati per riconoscere le zone sismiche più pericolose sono stati prevalentemente fatti utilizzando metodologie di tipo statistico, cioè basate sull’assunzione arbitraria che i terremoti siano eventi casuali e indipendenti e che la sismicità futura avrà le stesse caratteristiche di quella che risulta dalla storia sismica conosciuta (lunga qualche secolo). Considerato che queste condizioni sono chiaramente incompatibili con la natura deterministica dei terremoti, dimostrata dalla distribuzione delle scosse forti avvenute nell’area mediterranea dal 1400 (e.g., Mantovani et al. , 2015a, 2015b, 2016a, 2016b; Viti et al ., 2015a) è logico pensare che questo problema vada affrontato con metodologie più realistiche. Come ci insegna la fisica, per prevedere l’evoluzione di un fenomeno naturale è necessario capirne le cause e i meccanismi che legano il suo futuro sviluppo ad una serie di grandezze misurabili. A questo riguardo, le previsioni meteorologiche costituiscono un esempio illuminante. Siccome anche i terremoti sono un fenomeno naturale legato a cause fisiche ben conosciute, è evidente che la strada da percorrere per capire gli sviluppi futuri della sismicità deve necessariamente comportare una profonda comprensione dei processi deformativi in atto e della loro connessione con la distribuzione dei terremoti nello spazio e nel tempo. Al contrario dei fenomeni atmosferici che hanno sviluppi molto veloci, dell’ordine di giorni o settimane, per i terremoti è molto difficile prevedere il momento in cui essi si verificheranno, poiché il processo che porta alla frattura dopo un periodo di accumulo di deformazione è diverso da luogo a luogo, in funzione delle caratteristiche strutturali, spesso molto complesse. Non è invece proibitivo tentare di prevedere quali zone sismiche si attiveranno per prime in un dato contesto tettonico, partendo dalla conoscenza della configurazione attuale del campo di sforzo e deformazione che è stata indotta dalla distribuzione delle scosse pregresse. La speranza che questa strada possa fornire informazioni attendibili sulla localizzazione delle prossime scosse forti in Italia è alimentata dai promettenti risultati ottenuti da indagini recentemente svolte e soprattutto dal fatto che il quadro tettonico utilizzato consente di trovare spiegazioni plausibili per come si sono distribuiti nei secoli precedenti i terremoti principali (Mantovani et al. , 2014, 2015a, 2015b, 2015c, 2016a, 2016b; Viti et al. , 2012, 2013, 2015a, 2015b). Utilizzando le informazioni acquisite sul comportamento sismogenetico passato del contesto tettonico attuale nell’area italiana e zone circostanti, si è cercato di capire dove tale quadro potrebbe generare le prossime scosse forti. In particolare, le evidenze disponibili hanno suggerito che attualmente le condizioni più favorevoli per l’attivazione di fratture sismogenetiche esistono nella parte assiale dell’Appennino settentrionale, dalla zona dell’Aquila all’Appennino Emiliano-Romagnolo, attraverso i Monti della Laga e la serie di fosse tettoniche allineate lungo l’Appennino umbro-toscano (Norcia, Colfiorito, Gualdo Tadino, Gubbio, Alta Valtiberina, Mantovani et al. , 2015a, 2015b, 2016a, 2016b; Viti et al. , 2015a). Per cui, questa informazione potrebbe essere utilizzata per scegliere le zone sismiche dove può essere più conveniente impiegare o per lo meno concentrare le prime risorse disponibili. Ovviamente, data la complessità del problema, non si può escludere che la prossima scossa forte avvenga in una zona non indicata dallo studio effettuato . Comunque, va tenuto presente che le conseguenze negative di un eventuale insuccesso sarebbero limitate, poiché il fatto di avere privilegiato l’impiego di risorse nelle zone previste ma non colpite comporterebbe per la zona effettivamente interessata dal sisma (e per tutte le altre zone sismiche italiane) una differenza minima rispetto all’irrisorio impegno economico di cui tali zone avrebbero beneficiato
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