GNGTS 2016 - Atti del 35° Convegno Nazionale
300 GNGTS 2016 S essione 2.1 nell’ambito di un programma di distribuzione omogenea degli stanziamenti sull’intero territorio nazionale. Se, invece, il terremoto avvenisse in una delle zone prioritarie proposte, i vantaggi pratici sarebbero notevoli, in quanto gli interventi effettuati in quelle zone (in base alle indicazioni fornite) permetterebbero di salvare vite umane e di limitare i danneggiamenti irreversibili di molti edifici, riducendo sia le difficoltà della fase di emergenza che i costi della ricostruzione. Inoltre, la plausibilità delle evidenze e argomentazioni presentate a sostegno delle scelte proposte incoraggia fortemente a credere che tali scelte rimarrebbero valide anche se la prima scossa avvenisse in una zona non prevista. Comunque, il fatto che la scossa del 24 agosto sia avvenuta all’interno della zona prioritaria individuata prima di tale sisma (come indicato nelle pubblicazioni sopra citate) incoraggia a pensare che la metodologia proposta sia realistica. Va inoltre tenuto presente che le aree indicate come prioritarie comprendono anche le zone padane che sono state colpite dalle scosse del maggio 2012. A conclusione di una ricerca svolta nell’ambito di un Progetto di Ricerca finanziato dal Dipartimento di Protezione Civile il nostro gruppo di ricerca ha avanzato un’ipotesi sulle zone sismiche italiane più esposte alle prossime scosse forti. Inoltre, le informazioni fornite e le evidenze e argomentazioni a sostegno sono state pubblicate su riviste internazionali (Mantovani et al. , 2016a; Viti et al. , 2015a). Tali indicazioni non sono state utilizzate, per esempio per organizzare attività di prevenzione nelle zone segnalate, o anche per mettere in atto osservazioni scientifiche mirate a monitorare il campo di sforzo e deformazione nelle zone in oggetto. Siccome la metodologia deterministica proposta è basata sull’utilizzazione di modelli fisici, legati a una serie di parametri osservabili, si sta attualmente tentando di estendere il campo dei parametri considerati, allo scopo di vincolare in modo sempre più stretto il riconoscimento delle zone sismiche più esposte alle prossime scosse forti. Uno strumento che potrebbe essere utilizzato a questo scopo è costituito dal monitoraggio del territorio mediante la geodesia spaziale (GPS), che permette di rilevare come le varie parti del sistema strutturale italiano si stanno muovendo (Fig. 1). Da questo campo cinematico è poi possibile riconoscere le zone del sistema che stanno subendo le maggiori e più rapide deformazioni (Fig. 2). Anche se la connessione tra quest’ultima grandezza e la probabilità di scosse non è ancora ben definita, questo tipo di indagine merita grande attenzione. Nelle pubblicazioni sopra citate, viene messo in evidenza, per esempio, che le zone sismiche dell’Appennino settentrionale, riconosciute come le più esposte alle prossime Fig. 1 – Velocità orizzontali (vettori rossi) delle stazioni GPS considerate rispetto al sistema di riferimento eurasiatico (Cenni et al. , 2015).
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ4NzI=