GNGTS 2016 - Atti del 35° Convegno Nazionale
304 GNGTS 2016 S essione 2.1 Studio di pericolosità da maremoti generati da terremoto per la costa adriatica della Puglia G. Pagnoni, A. Armigliato, S. Tinti Dipartimento di Fisica e Astronomia, Università di Bologna, Bologna Le coste adriatiche della Puglia si estendono per circa 500 km e possono esser attaccate, in ragione sia dell’estensione che della posizione, da maremoti indotti da sismi locali (come p.e. l’evento del 1627) o da sorgenti lontane, come quelle site nell’area adriatica e lungo l’arco ellenico occidentale a sud del canale di Otranto. Le coste della Puglia sono caratterizzate da una forte presenza turistica stagionale ed ospitano numerose infrastrutture industriali, legate sia ad attività portuale sia petrolifera, che rendono importante analizzare il rischio associato ad un maremoto. La pericolosità da tsunami per le coste della Puglia è stata studiata utilizzando il metodo del peggior scenario credibile (Worst Case Scenario, Tonini et al. , 2011). Lo studio ha come punto di partenza la ricerca di tutte le aree sismogenetiche che possono generare un maremoto capace di colpire le coste di interesse. Il catalogo dei maremoti per l’area Euro-mediterranea ci dice che la Puglia può essere colpita da maremoti locali (1627 e 1743), da maremoti regionali (1667, 1920, 1948 e 1979) e da tsunami generati in aree più remote (365 d.C.). Le sorgenti prese in considerazione, utilizzando le informazioni fornite dai cataloghi dei terremoti (EMEC, Grünthal and Wahlström, 2012) e dal database delle faglie sismogenetiche (SHARE-ESDF, Basili et al. , 2013), sono racchiuse in un’area che va dal basso Adriatico fino all’Arco Ellenico Occidentale. Le faglie in totale sono 11, tutte capaci di generare terremoti di magnitudo superiore a M W =7. Fra queste, la massima magnitudo (M W =8.3) è attribuita alla faglia che modella l’evento storico del 365 d.C. La seconda fase dello studio consiste nel calcolare la generazione e la propagazione del maremoto prodotto da ogni sorgente utilizzando una griglia a bassa risoluzione (1000m)mediante un modello alle differenze finite che risolve equazioni lineari di onde marine in approssimazione di onda lunga. Questo passaggio serve per identificare le sorgenti più importanti. Infatti, se per ogni maremoto si considera la curva che rappresenta la massima elevazione raggiunta in ogni punto della costa, e se si confrontano le curve, si possono per i siti di interesse classificare le sorgenti dalla più alla meno pericolosa. Così facendo, è possibile evidenziare che alcune sorgenti hanno un ruolo minimo nel determinare la pericolosità e possono essere trascurate e che altre producono elevazioni significative solo in porzioni limitate della costa. Il passo successivo consiste nello scegliere le aree costiere (p.e. città, strutture portuali o industriali, turistiche, ecc.) su cui concentrare lo studio di pericolosità. Nelle aree target si effettua uno studio di dettaglio, il che implica la costruzione di griglie topo-batimetriche ad alta risoluzione con celle che possono avere dimensione dell’ordine dei metri in dipendenza della complessità morfologica dell’area considerata (insenature, frangiflutti, dighe foranee, ecc). La fase finale, per arrivare alle mappe di pericolosità, consiste nel generare delle simulazioni di dettaglio sui target scelti. La pericolosità sarà fornita mediante i campi di: • elevazione massima del maremoto rispetto al livello medio del mare, • velocità massima, • colonna d’acqua calcolata a terra come differenza tra massima elevazione e topografia; e mediante mareogrammi calcolati in alcuni punti significativi della griglia. Le simulazioni di maremoto sono effettuate mediante il programma numerico UBOTSU- FD che risolve le equazioni di Navier-Stokes in approssimazione di shallow-water sia lineari (per la fase intermedia dello studio) che non lineari (per la fase finale). Il codice nella versione lineare considera le coste come un muro verticale dove si ha la riflessione totale dell’onda. Nella versione non lineare il programma calcola il run-up e determina quindi anche l’area di inondazione ed inoltre il valore massimo della colonna d’acqua in ogni punto della griglia.
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