GNGTS 2021 - Atti del 39° Convegno Nazionale
GNGTS 2021 S essione 2.1 212 Casi di studio 2.1 Inquadramento geologico La pianura emiliano-romagnola è il settore centromeridionale e orientale della Pianura Padana. Questa è compresa tra le Alpi Meridionali a nord e l’Appennino settentrionale a sud ed è quindi l’avanfossa di due catene ad opposta vergenza; i fronti delle catene che la bordano non coincidono con i limiti morfologici collina-pianura bensì sono costituiti da sistemi di thrust ciechi. Il sottosuolo padano è quindi articolato in anticlinali e sinclinali (fig. 1a e b) e lo spessore dei sedimenti alluvionali è molto variabile: da oltre 600 m nelle zone di sinclinale a poche decine di metri nelle zone di anticlinale. I sedimenti alluvionali che hanno riempito il bacino padano sono il risultato dell’attività deposizionale del Po e dei suoi affluenti. La successione alluvionale è costituita da due unità stratigrafiche principali (fig. 1c): il Sintema Emiliano-Romagnolo inferiore (AEI, 0,8 ÷ 0,45 Ma) e il Sintema Emiliano-Romagnolo superiore (AES, 0,45 Ma ÷ Attuale), limitati alla base da superfici di discontinuità (RER & ENI-Agip, 1998; RL & ENI, 2002). Entrambi i sintemi sono a loro volta suddivisi in sottounità, costituite da alternanze di sedimenti grossolani (sabbie e ghiaie) e fini (argille e limi), anch’esse separate da superfici di discontinuità. I sedimenti grossolani sono prevalenti nelle aree marginali mentre le successioni delle aree distali, sia nelle zone di sinclinale sia in quelle di anticlinale, sono costituite da alternanze di argille, limi e sabbie. I sedimenti più superficiali (Olocene) sono ovunque sciolti. Il grado di addensamento aumenta con la profondità ma, in generale, i sedimenti recenti della pianura emiliano-romagnola sono poco consolidati e soggetti a subsidenza. Il substrato della successione alluvionale è costituito da depositi di transizione (da ambiente di piana a spiaggia e laguna) del Pleistocene medio (Sabbie di Imola e Sabbie Gialle Auctt .) e da alternanze di argille, marne e arenarie di piana e piattaforma (Pliocene-Pleistocene inf.), riferibili alla formazione delle Argille Azzurre, estesamente affioranti nelle colline appenniniche. L’Appennino e le Alpi sono catene ancora in formazione, come testimoniato dalla frequente attività sismica che si registra ai fronti appenninico e del Sudalpino. L’attività tettonica ha fortemente condizionato anche la sedimentazione; le superfici di discontinuità che limitano le unità stratigrafiche alluvionali sono infatti caratterizzate da discordanze angolari, evidenti ai bordi del bacino e nelle zone di alto strutturale (fig. 1c). 2.2 Esempi Sulla base della variabilità dello spessore della coltre alluvionale e della distribuzione dei litotipi, il sottosuolo della pianura emiliano-romagnola può essere distinto in: 1. aree marginali; 2. aree distali, le quali possono a loro volta essere distinte in zone di alto strutturale (sommità delle anticlinali più elevate) e altre zone (sinclinali, fianchi delle anticlinali, anticlinali meno elevate). Grazie ai numerosi studi di risposta sismica locale e microzonazione sismica (AdB Po, 2011; Pergalani et al., 2013; Laurenzano & Priolo, 2013; Martelli & Romani, 2013; AdB Po, 2014; Martelli et al., 2014; Paolucci et al., 2015; Laurenzano et al., 2017; Lai et al., 2017; Mascandola et al., 2019; Klin et al., 2019; Lai et al., 2020), sono disponibili esempi di determinazione del bedrock sismico in ognuno di questi ambienti. 2.2.1 Le aree marginali La fascia pedemontana appenninica, compresa la costa romagnola meridionale, è caratterizzata da successioni alluvionali costituite da orizzonti di ghiaie amalgamate, di spessore decametrico, che verso valle passano ad alternanze di ghiaie, sabbie e limi.
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