GNGTS 2021 - Atti del 39° Convegno Nazionale

GNGTS 2021 S essione 2.1 216 2.2.2.b Altre zone Ad eccezione delle zone di alto strutturale, nella pianura emiliano-romagnola misure dirette di V S a profondità maggiori di 50 m sono pressoché inesistenti; dati per l’individuazione del bedrock sismico derivano quasi esclusivamente dal confronto tra risultati di misure di rumore ambientale e sezioni geologiche. A Cavezzo, sul fianco sud dell’anticlinale di Mirandola, sono state realizzate indagini geofisiche da vari Autori (Martelli & Romani, 2013; Lai et al., 2020). Le prime consistono in registrazioni di rumore ambientale effettuate in modalità array (fig. 3b). I risultati indicano due picchi H/V, alle frequenze di 0,2 Hz e 0,8 Hz; il profilo di V S mostra due contrasti, il primo alla profondità di 80÷90 m e il secondo alla profondità di 240÷260 m. V S raggiunge 800 m/s oltre 250 m di profondità. Le indagini successive consistono in nuove registrazioni di rumore ambientale in modalità array, effettuate da INGV, e in una linea sismica a riflessione ad alta risoluzione, realizzata da OGS. I profili di V S ottenuti da OGS e INGV, in collaborazione con EUCENTRE, mostrano un buon accordo fino alla profondità di 170 m e indicano che fino a tale profondità V S <500 m/s. Oltre questa profondità, il profilo di V S INGV-EUCENTRE indica V S =800 m/s mentre quello proposto da OGS indica V S =500 m/s fino a 245 m, al di sotto della quale V S >700 m/s (fig. 3b). Il profilo di V S di OGS è quindi in buon accordo con quello risultante dalle prime indagini. Il confronto tra altre registrazioni di rumore ambientale (array di Crevalcore, Cento, Poggio Renatico Reggiolo e Camposanto) e sezioni geologiche conferma queste osservazioni. In figura 3c è mostrato il confronto tra i risultati delle misure di rumore ambientale e la stratigrafia a Crevalcore. In tutti questi siti, discontinuità importanti sono individuabili alla base dei depositi alluvionali, a profondità di circa 300 m e oltre, e a profondità di 150÷200 m; localmente sono presenti anche discontinuità minori a profondità di 50÷70 m. Un discorso a parte merita la costa a nord di Rimini, dove lo spessore dei sedimenti poco consolidati è maggiore di 300 m; la base di AEI è, per gran parte della costa, oltre 450 m (fig. 1a). Le misure di rumore ambientale non evidenziano picchi H/V e quindi non risultano superfici di discontinuità sismostratigrafica importanti nei primi 300÷400 m. Discussione e risultati Per la determinazione del bedrock sismico è importante considerare anche come le deformazioni tettoniche abbiano condizionato l’evoluzione stratigrafica. La Pianura Padana è un bacino tettonicamente attivo e quindi anche l’evoluzione post- sedimentaria delle unità alluvionali ha risentito delle deformazioni tettoniche. Tutte le unità stratigrafiche sono infatti delimitate da superfici di discontinuità, le più antiche delle quali mostrano anche evidenze di discordanza angolare (fig. 1c). La cartografia di queste superfici (RER & ENI-Agip, 1998; Martelli et al., 2017) evidenzia effetti di deformazione tettonica importanti almeno fino al subsintema di Bazzano compreso (AES6, 230.000÷125.000 anni). Ciò può spiegare le differenze di addensamento dei materiali e i contrasti di impedenza che si osservano in corrispondenza delle superfici che delimitano le unità stratigrafiche. In particolare, i dati disponibili e gli esempi permettono le seguenti considerazioni. Nelle zone pedemontane il tetto degli orizzonti ghiaiosi spesso costituisce una superficie di impedenza importante e non di rado le ghiaie sottostanti hanno V S maggiore di quella del substrato geologico, talora V S ≥800 m/s (fig. 2). In generale, in questi contesti il bedrock sismico è difficilmente individuabile ma dal confronto tra dati geofisici e sezioni geologiche emerge che, nelle aree più prossimali, il bedrock sismico è spesso costituito da un orizzonte grossolano alluvionale, a profondità di alcune decine di metri, mentre nelle aree più esterne è a profondità maggiori di 100 m; in ogni caso, nelle aree pedemontane il tetto del bedrock sismico è quasi sempre più superficiale del substrato marino.

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