GNGTS 2021 - Atti del 39° Convegno Nazionale
241 GNGTS 2021 S essione 2.2 Le chiese del campione Tra le informazioni presenti nelle schede (sezione 1) le caratteristiche di particolare interesse per lo studio sono: la data di compilazione della scheda A-DC; la collocazione geografica; la posizione isolata o inserita nel tessuto edilizio; la tipologia di impianto. Quasi tutte le schede selezionate (36) sono state compilate dopo la terza scossa del 18 gennaio 2017. Questa informazione è da tenere in debito conto nella fase di osservazione della risposta sismica e valutazione dell’efficacia degli interventi in copertura, in quanto il livello di danno osservato deve essere considerato come il risultato di effetti accumulati a valle dell’intera sequenza sismica che hanno cambiato le condizioni strutturali dell’edificio indebolendolo a partire dal primo evento. Più dellametà delle chiese (23) sono situate in località dell’Umbria prossime agli epicentri degli eventi sismici del 2016 e dei terremoti del 1997 e del 1979 (Norcia, Preci, Cascia, Poggiodomo) (Fig. 1). Questa seconda informazione suggerisce che buona parte degli interventi osservati nel campione sono stati realizzati, probabilmente, in seguito ai terremoti pregressi. Nell’ambito della analisi dell’efficacia, gli interventi devono essere considerati e valutati tenendo conto delle richieste delle Norme Tecniche dell’epoca, oltreché del contesto culturale in cui sono stati progettati. Con riferimento alle superfici di impronta a terra, gran parte delle chiese possono essere considerate medio-piccole (da meno di 100 m fino a 200 mq) e solo un numero esiguo ha dimensioni superiori a 200 mq. Più di metà delle chiese (32) risultano contigue su due o più lati ad altri edifici e sono quindi a tutti gli effetti incluse nel tessuto edilizio ovvero fanno parte di aggregati strutturali. Tale condizione implica la presenza di vincoli aggiuntivi in grado di modificare la forma del meccanismo di danno o di impedirne la stessa attivazione (prevalentemente in riferimento ai movimenti di ribaltamento fuori dal piano) 5 . Sono state individuate le diverse configurazioni planimetriche 6 che determinano differenti articolazioni di copertura. La configurazione più diffusa (27 chiese) prevede un impianto ad aula unica di forma rettangolare allungata e priva di abside (22 chiese) ovvero con abside contenuta all’interno del perimetro di base (5 chiese); meno ricorrente è l’impianto con abside addossata sul fondo (9 chiese). Le tipologie meno frequenti comprendono chiese a tre navate e chiese a pianta rettangolare allungata, ad aula unica con cappelle laterali inglobate nel perimetro delle murature perimetrali (5 chiese). Si nota in particolare che, soprattutto nelle chiese di medie e grandi dimensioni, in presenza di abside addossata si possono osservare due coperture distinte – una per l’aula e una per l’abside – caratterizzate da materiali e sistemi strutturali differenti 7 . Nelle chiese a tre navate e ad aula con cappelle laterali, la copertura è unica e si imposta sulle pareti perimetrali. 5 È il caso, ad esempio, del meccanismo di “ribaltamento dell’abside o della parete di fondo” che può essere inibito dalla presenza di edifici addossati sul fondo della chiesa. 6 Le informazioni sull’impianto strutturale sono state desunte osservando i grafici (piante, prospetti, ecc.) contenuti nelle schede e le fotografie. 7 Si fa riferimento, ad esempio, al caso della Chiesa di Santa Caterina a Norcia, in cui il cordolo in c.a. sembra presente solo sulla cimasa dei muri circolari dell’abside.
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