GNGTS 2021 - Atti del 39° Convegno Nazionale

GNGTS 2021 S essione 2.2 280 Nonostante tutti i depositi detritici di versante sciolti o poco consolidati siano suscettibili di amplificazione e instabilità sismoindotta, la distinzione del grado di attività delle frane (attive, quiescenti, stabilizzate) è stata mantenuta per la maggiore propensione al dissesto delle frane attive. Va comunque ricordato che gli utilizzi del territorio in zona di frana attiva sono già disciplinati da altri piani, indipendentemente dalla pericolosità sismica. Per quanto riguarda il substrato geologico affiorante, sulla base delle caratteristiche litologiche e, dove disponibili, delle misure di V S è stata proposta la seguente suddivisione: • substrato rigido, ovvero rocce lapidee e alternanze arenitico-pelitiche presumibilmente caratterizzate da Vs 30 ≥800 m/s; • substrato non rigido: rocce poco consolidate (argille, alternanze pelitico-arenitiche, areniti poco cementate, sabbie poco addensate, …) presumibilmente caratterizzate da Vs 30 <800 m/s; • depositi evaporitici (Vena del Gesso); • faglie e zone di fratturazione. Per individuare e rappresentare gli elementi topografici che possono determinare amplificazione (creste, dorsali, cocuzzoli, versanti acclivi) è stata effettuata un’apposita elaborazione del modello digitale del terreno per selezionare le aree con acclività maggiore di 15° e dislivello maggiore di 30 m. Data la presenza di scarpate rocciose importanti in prossimità di aree abitate e reti viarie, si è ritenuto opportuno distinguere anche le scarpate rocciose con acclività maggiore di 50°, potenzialmente esposte a crolli in caso di terremoti. I limiti tra conoide e interconoide non sono sempre facilmente identificabili. La suddivisione è stata effettuata sulla base di dati da sondaggi e registrazioni di rumore ambientale acquisite per la microzonazione sismica. Ciò ha permesso di rappresentare le isobate del tetto dei principali corpi ghiaiosi che determinano un significativo contrasto di V S (V Sghiaie /V Scopertura >2). Gli elementi geologici cartografati in pianura sono stati distinti in base alla granulometria prevalente e all’ambiente deposizionale. Le perimetrazioni dei depositi di canale/argine e di piana interfluviale fini derivate dalle banche dati CARG e regionale sono state verificate con le microzonazioni sismiche comunali e dove necessario corrette. Sia in pianura che in Appennino, sono state rappresentate anche le cave tombate e gli accumuli di origine antropica (discariche, accumuli di terre di scavo), in quanto i materiali di riempimento possono avere proprietà meccaniche più scadenti dei terreni circostanti e determinare effetti di amplificazione anche 2D o 3D, cedimenti (anche differenziali) e instabilità degli accumuli. La “Carta di area vasta delle aree suscettibili di effetti locali” Dalla cartografia di quadro conoscitivo è derivata la cartografia di piano, anch’essa costituita da 7 fogli 1:25.000, che costituisce anche il riferimento per le indicazioni e raccomandazioni contenute nel documento “Regole”, indirizzate soprattutto allamicrozonazione sismica comunale. Questa cartografia propone quindi una zonazione preliminare sulla base degli effetti locali attesi e, per ciascuna zona, indica gli approfondimenti necessari (Fig. 3 e Tab. 2).

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