GNGTS 2022 - Atti del 40° Convegno Nazionale

360 GNGTS 2022 Sessione 2.2 L’ANALISI DELLA CONDIZIONE LIMITE DELL’EMERGENZA A DIECI ANNI DALLA SUA ISTITUZIONE. UN PRIMO STRUMENTO PER INDAGARNE GLI EFFETTI SULLA GOVERNANCE TERRITORIALE M.S. Benigni, C. Fontana, M. Giuffrè, V. Tomassoni Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria (IGAG) - Roma Italy Introduzione. Il contributo proposto è frutto di una ricerca in corso, nata negli ultimi mesi, in occasione dei dieci anni dall’emanazione delle prime ordinanze in attuazione del Piano Nazionale per la prevenzione del rischio sismico (articolo 11 della Legge 77/2009), che hanno previsto l’introduzione degli studi di Microzonazione Sismica (MS) e dell’analisi della Condizione Limite dell’Emergenza (CLE) per i comuni a maggiore pericolosità sismica (ag ≥ 0.125 g). Concentrandosi in particolar modo sulla CLE, è utile proporre nel primo decennale dalla sua introduzione, una riflessione in merito all’effettiva incidenza dell’analisi sul processo di mitigazione del rischio sismico e sul grado di assimilazione da parte delle realtà territoriali e locali di una cultura della prevenzione e della gestione del rischio. È evidente che la valutazione delle ricadute di queste attività sul governo del territorio non può prescindere dal confronto con i territori stessi e quindi con gli attori che hanno gestito tutte le fasi amministrative ed esecutive del programma, a partire dai referenti regionali. Si ritiene infatti che tale confronto possa essere un’efficace modalità per individuare le effettive dinamiche che gli studi hanno innescato, sia da un punto di vista della pianificazione territoriale, sia da quello della conoscenza e consapevolezza raggiunte dalle comunità locali. Con questo obiettivo è stato costruito un questionario, che in questa prima fase di lavoro è stato condiviso con tutti i referenti delle Regioni che hanno aderito al finanziamento del Piano Nazionale per la prevenzione del rischio sismico, con l’auspicio che possa coinvolgere in una fase successiva anche gli uffici comunali più aderenti alle dinamiche locali. L’intento è avvalorato dall’esplicita indicazione normativa presente nelle varie ordinanze circa la necessità che le Regioni determinino “le modalità di recepimento di tali analisi negli strumenti urbanistici e di pianificazione dell’emergenza vigenti” (comma 3, art.18 O.P.C.M. n. 4007/2012 e successive). Allo stato attuale il lavoro si trova ancora ad uno stadio preliminare e poiché i risultati dell’indagine conoscitiva non sono ancora disponibili, il seguente documento deve essere letto da un lato come base di lavoro utile a fornire un quadro complessivo degli obiettivi e dei contenuti specifici del questionario, dall’altro come spunto per avviare una riflessione più ampia sulla necessità di ripensare la pianificazione territoriale e urbanistica nel nostro paese anche in funzione degli strumenti di mitigazione del rischio sismico. Strumenti per la mitigazione del rischio sismico: criticità e potenziali sinergie con la pianificazione urbanistica e territoriale. La definizione di un sistema di politiche e strumenti per la mitigazione dei rischi naturali è stata oggetto, a partire dagli anni ottanta, di un’intensa sperimentazione tecnico-scientifica sul territorio nazionale. Tuttavia il prevalere di logiche emergenziali, l’elevata frammentazione delle competenze e la settorialità degli strumenti a disposizione hanno limitato l’efficacia di tali processi, confinando il tema della riduzione dei rischi ad ambiti prevalentemente tecnici, con una limitata attenzione all’integrazione delle diverse conoscenze nei processi decisionali per il governo del territorio (Galderisi et al. , 2017). Lo stesso Piano di Protezione Civile, nato come strumento per affrontare e gestire in modo efficace un evento calamitoso, ma anche come riferimento per impostare azioni e interventi di tipo ordinario in rapporto al governo del territorio (Art. 3, Legge n. 225/1992), ha assunto negli anni un carattere meramente formale (Ioannilli, 2019).

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