GNGTS 2022 - Atti del 40° Convegno Nazionale
364 GNGTS 2022 Sessione 2.2 I contenuti delle analisi della Condizione Limite dell’Emergenza. Come noto, l’analisi della CLE è uno strumento per la verifica dell’esistenza e della consistenza di una parte del sistema di gestione dell’emergenza (edifici strategici, aree di emergenza e infrastrutture di connessione e accessibilità), già individuata nel Piano di Protezione Civile, costituendo quindi una verifica indiretta dello strumento di pianificazione stesso. Infatti solo in caso di inesistenza o inadeguatezza dei Piani si può procedere, in fase di analisi, all’individuazione ex novo degli elementi riconosciuti come strategici per la gestione dell’emergenza, attraverso un processo di condivisione e partecipazione tra soggetti istituzionali e altri soggetti coinvolti a livello territoriale (Bramerini et al. , 2014). Inoltre ove l’analisi della CLE portasse alla luce incongruenze e necessità di aggiornamento e revisione degli strumenti di Piano, possono essere valutate dall’Amministrazione, consapevole delle criticità dei propri territori, azioni conseguenti, quali nuove indicazioni di pianificazione, discipline d’uso e priorità di intervento, usufruendo anche di altri finanziamenti. In tal senso, indagare come è stata effettuata l’analisi della CLE e su quali contenuti di base può essere utile per comprendere il livello di attenzione e approfondimento che l’amministrazione comunale adotta nell’ambito delle attività tecniche e di protezione civile di propria competenza. Le ripercussioni degli studi sulle attività di pianificazione e gestione del territorio. Le conoscenze acquisite dalla redazione delle analisi della CLE consentono di spostare l’attenzione dalle singole aree e manufatti al sistema di relazioni e interconnessioni, e, se recepite negli strumenti di pianificazione in regime ordinario e in modo consapevole, possono avere ricadute rilevanti ai fini dell’attivazione di politiche di prevenzione per la salvaguardia di un territorio. L’individuazione degli elementi della CLE, compresi gli aggregati interferenti, oltre a definire le priorità di intervento per la messa in sicurezza del sistema di gestione dell’emergenza, può anche avere ricadute di più ampio raggio: laddove tali interventi coinvolgono parti storiche o ambiti urbani con maggiore afferenza della popolazione, essi possono produrre effetti anche sulla riqualificazione degli spazi urbani, la rivitalizzazione degli insediamenti, il recupero edilizio e dei beni culturali (Fazzio et al. , 2014). Tale apporto risulta ancora più rilevante quando le analisi vengono prodotte in accordo con gli studi di MS, dando un quadro chiaro di quali parti del sistema urbano siano potenzialmente a rischio. Di conseguenza è possibile ipotizzare ambiti mirati di intervento all’interno degli strumenti urbanistici per la mitigazione del rischio (la riduzione della vulnerabilità degli edifici, dell’esposizione, attraverso scelte di delocalizzazione delle funzioni). Un ulteriore aspetto da prendere in considerazione nel valutare le implicazioni che gli studi possono avere sulle attività di pianificazione riguarda il livello di approfondimento e aggiornamento degli studi stessi. La sovrapposizione degli studi di MS di primo livello con le analisi di CLE permette di identificare se gli elementi nodali per la gestione dell’emergenza ricadono in zone critiche dal punto di vista della pericolosità sismica; gli studi di MS di secondo e terzo livello, invece, effettuati per definire con maggior dettaglio le criticità di alcune parti del territorio (ad esempio i perimetri delle aree instabili o l’idoneità delle aree adibite ad insediamenti temporanei post-sisma o ad aree di emergenza), possono modificare notevolmente le conoscenze che hanno determinato la scelta di un particolare assetto del sistema di gestione dell’emergenza. Risulta dunque necessario che entrambi gli studi siano periodicamente aggiornati e che tali aggiornamenti siano recepiti negli strumenti di pianificazione e gestione del territorio (in ottemperanza con quanto sancito dal comma 3 dell’art.18 dell’O.P.C.M. 4007/2012 e successivi). Sviluppi di tali studi, che possono rafforzare il loro rapporto con la pianificazione territoriale, riguardano il superamento della scala comunale verso una visione di livello intercomunale.
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